MEGLIO PRIMA O ADESSO?

La Censura in Televisione

01.02.2016 00:04
Nel corso degli anni la televisione italiana ha attraversato periodi in cui la rigorosa censura imponeva un controllo rigido sull'abbigliamento ed il linguaggio adottato da conduttori, giornalisti e artisti (che non doveva in alcun modo apparire provocatorio o volgare) fino ad arrivare ai giorni nostri in cui tutto o quasi è ammesso. Un giovane spettatore italiano che oggi si pone davanti ad uno schermo televisivo, infatti, rimarrà sorpreso del fatto che solo fino ad una ventina di anni fa le  in TV le ballerine portavano la calzamaglia per non mettere in mostra le gambe nude e il linguaggio era controllato in modo rigoroso. Parole come amante, parto, vizio, verginità, talamo, alcova, amplesso, erano assolutamente vietate. Impronunciabili risultavano espressioni come "membro del parlamento" o "in seno alla commissione". Totalmente assenti le parolacce! Negli ultimi anni le censure collegate al linguaggio, al comportamento, alla morale, al sesso e all'esibizione del nudo sono praticamente scomparse. Resta invece la censura collegata alla politica. Vediamo una rapida carrellata degli episodi censori più famosi dei cinquant'anni di televisione italiana. Simone Lanzetti

L'idea di questo post mi è venuta sentendo  recentemente affermare , in TV, che erano proibite le parole come   "magnifica -prolifica -parascientifica " e molte parole che terminano in "azzo" come "amorazzo-andazzo-codazzo", ed è inutile che vi spieghi il perchè.   
Nel 1954 il varietà "La piazzetta" viene sospeso. La ballerina Alba Arnova porta una calzamaglia così aderente che sembra nuda. Scandalo! Il primo caso di censura "storica" riguarda però la coppia di comici Raimondo Vianello e Ugo Tognazzi: in una popolare trasmissione dal titolo Un, due, tre, (del 1959) i due prendono in giro il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi che, durante una serata di gala con il Presidente francese Charles de Gaulle, si era seduto male su una sedia ed era caduto per terra. L'umorismo sullo scivolone presidenziale non piace al mondo politico di allora e il varietà viene sospeso. Nel 1974 in Italia c'è il referendum sul divorzio. Durante lo sceneggiato televisivo David Copperfield, viene censurato l'audio di una frase detta da un vecchio signore alla sua giovane moglie. La frase tagliata è: "Se vuoi ti concedo il divorzio, non mi oppongo!" Nel 1980 è Roberto Benigni a incorrere nelle ire dei vertici Rai: durante un Festival di Sanremo dice scherzosamente e affettuosamente Woytilaccio, riferito a Papa Woytila, Giovanni Paolo II. L'espressione, tipicamente toscana e comunque non offensiva, viene però ritenuta assolutamente irrispettosa. Nel 1984, durante la trasmissione musicale Blitz, programma della Rai condotto da Stella Pende, a Leopoldo Mastelloni scappa una bestemmia. Condannato per "turpiloquio" viene cacciato dal video e il suo "esilio" dura ancora oggi. Beppe Grillo viene allontanato dalla televisione nel 1986. Durante un programma attacca duramente i socialisti (racconta che quando Craxi si recò in Cina accompagnato da decine di compagni di partito, Claudio Martelli, il suo vice, gli domandò: "Ma se  sono tutti socialisti, a chi rubano?") Fatto è che l'attacco di Beppe Grillo provoca la sua espulsione dalla tv e ancora oggi, il popolare comico si esibisce quasi esclusivamente nei teatri senza poter rientrare, come comico, negli schermi televisivi. Nello stesso 1986 uno sketch del trio comico Marchesini-Lopez-Solenghi provoca quasi un incidente diplomatico: i tre prendono in giro addirittura l'Ayatholla Khomeini. L'Iran-air chiude i voli per l'Italia e a Tehran ci sono seri problemi per l'Ambasciata e per l'Istituto Italiano di Cultura, uno dei pochissimi centri culturali stranieri ancora aperti nella capitale persiana. In breve l'incidente si chiude e i tre comici riprenderanno a lavorare per la televisione senza problemi. Il resto è storia contemporanea: le censure politiche negli ultimi anni sono più numerose ed eclatanti, di tutte quelle degli anni precedenti. Nel 2001 il Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi, dichiara pubblicamente che i giornalisti Enzo Biagi e Michele Santoro, insieme al comico Daniele Luttazzi "fanno una televisione criminale". Immediatamente tutti e tre vengono allontanati dalla tv e le loro trasmissioni sono sospese. Il programma satirico Blob, nel 2002, prevede quattro trasmissioni speciali sul Presidente del Consiglio: vanno in onda le prime tre puntate e la quarta viene annullata. Nel 2003 - dopo la prima puntata - viene sospesa la trasmissione Raiot, di Sabina Guzzanti: la satira contro il Presidente del Consiglio e il governo di centro-destra è giudicata troppo forte. Nello stesso anno viene impedito al comico Paolo Rossi di presentare in televisione un brano teatrale tratto da un discorso di Pericle. Il pezzo, che è di 2500 anni fa, sembra attaccare troppo direttamente il Presidente del Consiglio italiano. Questo il testo: "Qui ad Atene noi facciamo così. Il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi per questo è detto democrazia. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private. Ma in nessun caso si occupa delle pubbliche faccende per risolvere le sue questioni private. Qui ad Atene noi facciamo così, ci è stato insegnato a rispettare i magistrati e c'è stato insegnato a rispettare le leggi, anche quelle leggi non scritte la cui sanzione risiede soltanto nell'universale sentimento di ciò che è giusto e di buon senso. La nostra città è aperta ed è per questo che noi non cacciamo mai uno straniero. Qui ad Atene noi facciamo così" .
                                                                                                                                           
http://www.rollingstone.it/classifiche/le-10-canzoni-piu-famose-censurate-in-italia/2015-01-21/

 Alcuni esempi di  censura sui testi delle canzoni
1. “Tu vuò fa l’americano” Renato Carosone Il musicista napoletano poté andare in tv nel 1957 solo dopo aver sostituito il verso incriminato “ma i soldi pe’ Camel chi te li dà?” con “ma i soldi pe’ campà, chi te li dà?”. Nelle maglie della censura Carosone era già incappato due anni prima, con La Pansé. La frase incriminata: “Che bella pansé che tieni, che bella pansé che hai, me la dai?”.
2. “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones” Gianni Morandi (1966)Pietra miliare della canzone italiana. Nel 1966 il verso “Mi han detto vai nel Vietnam e spara ai Vietcong” provocò un’interrogazione parlamentare. L’accusa era una dichiarata critica alla politica estera del Bel Paese amico fraterno degli Stati Uniti. Tutto risolto con una cura onomatopeica: “Mi han detto vai nel tatatà e spara ai tatatà”.
“Bocca di rosa” Fabrizio De André (1967)Il rapporto controverso fra il canzoniere di “Faber” e la censura potrebbe riempire le pagine di un libro. Bocca di rosa resta il caso più rappresentativo di una lista di canzoni mal digerite dai “controllori”. “l’amore sacro e l’amor profano” in processione, che fa incazzare l’Arma dei Carabinieri. Al punto che il verso “spesso gli sbirri e i Carabinieri al proprio dovere vengono meno, ma non quando sono in alta uniforme e l’accompagnarono al primo treno” fu edulcorato: “Il cuore tenero non è una dote di cui sian colmi i Carabinieri, ma quella volta a prendere il treno l’accompagnarono malvolentieri”.
“4/3/1943” Lucio Dalla (1971)Il ritornello finale recitava: “e ancora adesso che bestemmio e bevo vino / per i ladri e le puttane mi chiamo Gesù Bambino”. Passò un editing all’acqua di rose: “e ancora adesso che gioco a carte e bevo vino / per la gente del porto mi chiamo Gesù Bambino”.
“Luci a San Siro” Roberto Vecchioni (1971)
Effettivamente un po' forte, tra l'altro dice " “hanno ragione, sono un coglione, mi han detto: è vecchio tutto quello che lei fa, parli di sesso, prostituzione”. Fino a “fatti pagare, fatti valere...
 “Bella senz’anima” Riccardo Cocciante (1974)Arrangiato da Ennio Morricone e Franco Pisano il brano contiene l’esplicito verso “e quando a letto lui / ti chiederà di più”, passato al barrique diventò: “e quando un giorno lui / ti chiederà di più.”
“Ancora ancora ancora” Mina (1978). In fine Mina  censurata non per  il testo ma  per l’esecuzione. Durante la trasmissione Mille e una luce del 1978 la Tigre di Cremona si esibì in modo particolarmente sensuale tanto da spingere il regista a spezzare la performance con discutibili effetti multi screen. Fu l’ultima apparizione tv di Mina. L’epurazione visiva ebbe la sua rivincita 32 anni dopo durante la trasmissione Minissima 2010. In quell’occasione, per celebrare i 70 anni della cantante, venne mandata in onda la versione autentica. A guardarla (qui sotto) vien da pensare cosa ci siamo persi:         https://youtu.be/hbiV6kOdTas

E ora la domanda da 1.000.000 di dollari:

meglio così?
                                                                                                                                             
O meglio così?



















































                                                            

13 commenti:

  1. Niente di strano. Noi importiamo dagli Stati Uniti. Ora va di moda la parolaccia, la battuta e la donna meno vestita.
    Ciao Cri.

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  2. Il pudore e la vergogna

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  3. Rispondo alla tua domanda cara Cristiana, era meglio prima!!!
    Tomaso

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  4. Quando si dice libertà si intende "in tutto". Punto. Censurare una battuta o peggio le parole che terminano in fica e azzo, di cui è piena la lingua dotta italiana -chiedere alla Crusca-, è la massima espressione di imbecillità da parte di questo e di tutti i governicchi che lo pretendessero. O peggio è l'inizio della dittatura.

    PS. Ho ricominciato a scrivere su un doppione di blog. Tu dove sei rimasta?
    Se vuoi gli altri mi trovano attualmente sotto http://iacoponivincenzo.blogspot.com
    Provaci.

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  5. La fatica per entrare nel tuo blog è stata improba..ma sono riuscita...
    E poi guarda cosa mi sarei persa..
    Post memorabile!
    Ricordo quasi tutto ma molte cose mi erano sfuggite!!!!
    Ora tutto libero, tette e culi al vento e via , ma i censori di una volta davano veramente il voltastomaco...
    Meglio o peggio?
    Bel dilemma..dovremmo essere liberi o no? Ma poniamoci una bella domanda, questa libertà è vera o fittizia?
    Ti stringo forte adorabile amica mia!

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  6. Siamo passati dalla censura stile inquisizione alla volgarità più totale - ma come non era un bene prima non è un bene nemmeno adesso. Anche perché culi e tette, e bestemmioni e parolacce in diretta televisiva, servono soltanto per distrarre la gente: classico dito che punta la Luna. Le televisioni devono darsi al loro interno un certo contegno, pubblicare contenuto artistico anche osé ma lasciar perdere spettacoli da bordello e politicanti da strapazzo che si rimpallano gli uni con gli altri insulti che al confronto uno scaricatore di porto è una monaca di clausura. Perché cito i politicanti da strapazzo? Perché l'esempio viene dall'alto, ecco perché.

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  7. A mio avviso si è andati da un estremo all'altro... Baciobacio <3

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  8. io credo che non si è ancorra arrivati al fondo.... io nelle 2 foto trovo una notevole differenza, la prima è simpatica, la seconda è quasi pornografica...

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  9. Vedo che l'argomento del post si è perso in un marasma di commenti inutili... bah.

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  10. Ha ragione Dumdumderum, questo post ha sollevato un vespaio, dimostrando che molte persone si attivano quando c'è da denigrare qualcuno.
    Chiedo a Silvana di cancellarmi dalla sua blog-lista e invito tutti gli ANONIMI come lei a girare alla larga dal mio blog e a sfogare la loro rabbia altrove.Ho lasciato i commenti di Gus che ha tutto il diritto di rispondere a chi lo attacca.
    Cristiana

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