Perchè NO?

 Giacomo Leopardi, poeta grandissimo, passato senza onori e senza gloria, senza un solo sorriso d'amore; lo scrittore così casto da parere miracolo, tra il dilagare delle moderne impudicizie, così schivo, sebbene altero e consapevole della sua grandezza, così poco compreso ai suoi tempi, così negletto e perfino deriso, morto precocemente, prima di vedere dalla generalità dei connazionali riconosciuto il suo merito,  DeSanctis
Così si esprimeva DeSanctis a proposito di Giacomo Leopardi
Seguendo la trasmissione di Corrado Augias, ho appreso che Leopardi aveva con la madre un pessimo rapporto e  che nello Zibaldone ne ha fatto un ritratto inesorabile

Discutibile e poco umano il rapporto da Adelaide Antici  con il figlio e con la sua malattia*,che  vedeva i mali di Giacomo, come quasi un segno divino, era contenta che i figli morissero, e doveva essere lieta che il figlio fosse "deforme" e rinunciasse completamente ai piaceri e alle gioie della giovinezza, perché le morti e le malattie dei figli erano un dono che lei faceva a Dio e che Dio ricambiava. 


Su questo pensiero distorto, infatti, lo stesso Giacomo scrisse di lei impietosamente: «Considerava la bellezza come una vera disgrazia, e vedendo i suoi figli brutti o deformi, ne ringraziava Dio, non per eroismo, ma di tutta voglia. Non procurava in nessun modo di aiutarli a nascondere i loro difetti, anzi pretendeva che in vista di essi, rinunziassero intieramente alla vita nella loro prima gioventù; se resistevano, se cercavano il contrario, se vi riuscivano in qualche minima parte, n'era indispettita, scemava quanto poteva nell'opinione sua i loro successi (tanto de' brutti quanto de' belli, perché n'ebbe molti) e non lasciava passare, anzi cercava studiosamente l'occasione di rinfacciar loro, e far loro ben conoscere i loro difetti, e le conseguenze che ne dovevano aspettare, e persuaderli della loro inevitabile miseria, con una veracità spietata e feroce. Sentiva i cattivi successi de' suoi figli in questo o simili particolari, con vera consolazione, e si tratteneva di preferenza con loro sopra ciò che aveva sentito in loro disfavore. Tutto questo per liberarli dai pericoli dell'anima, e nello stesso modo si regolava in tutto quello che spetta all'educazione de' figli, al produrli nel mondo, al collocarli [...] questa donna aveva sortito dalla natura un carattere sensibilissimo ed era stata così ridotta dalla sola religione».  




L’idea di una “maledizione del poeta” domina la visione della poesia di tutta le seconda metà dell’Ottocento. A incarnare questa figura in maniera emblematica è Paul Verlaine, che proprio a “I poeti maledetti” (“Les Poètes maudits” in francese) dedica l’omonima opera del 1884, intendendo con questa definizione la cerchia dei poeti a lui vicini, frequentati personalmente, tra cui l’amante Arthur Rimbaud, altro famoso “dannato” 



Ma la figura del genio dannato non è nata a Parigi, anzi, non ha patria né tempo. Già Edgar Allan Poe, nato a Boston nel 1809, sembrava portare in sé il marchio di una maledizione.


8. Franz Kafka (1883-1924) 
 Scrittore Nato a Praga, Franz Kafka è cresciuto in una famiglia ebrea della classe media,  ha continuato a studiare legge e lavorava nel settore assicurativo. Benché fosse uno scrittore prolifico , poche delle sue opere sono state pubblicate quando era vivo. Nel 1923, si trasferisce a Berlino per dedicare anima e corpo alla sua unica passione: la scrittura.  Ma morì di tubercolosi poco dopo - non sapendo purtroppo quanto le sue opere in seguito ebbero un enorme impatto sulle future generazioni di scrittori e studiosi.



Tra i pittori  come non ricordare, il più sfortunato di tutti, portato alle  le stelle che tanto amava, soltanto dopo morto  7. Vincent van Gogh (1853-1890)
Lui forse di tutta questa lista è l'esempio più eclatante. Una vita fatti di stenti e frustrazioni, incompreso sin da quando era piccolo. Anche se era conosciuto da altri artisti per il suo talento, ha vissuto un'esistenza di stenti e per lo più sconosciuto al grande pubblico. A soli 37 anni è morto sparandosi un colpo di pistola nella solitudine più totale.


Quando leggo di queste vite travagliate, che hanno conosciuto  la disperazione, che non hanno avuto in vita il giusto riconoscimento,  cerco di convincermi che deve esserci un luogo, magari un mondo parallelo  o un Shangri-Là irragiungibile ai vivi.
Se è vero che la nostra mente e la nostra anima sono composte da energia, allora deve esserci un punto nello spazio ove si possa  sfruttare questa energia , dove una sorta di filmato possa scorrere in quelle menti per tenerle al corrente di cosa è successo nel tempo.

Una sorta di monitor mentale, ecco.







11. Ernest Hemingway, Fiesta

11 commenti:

  1. Hai nominato grandissimi personaggi. Io adoro Kafka e anche Leopardi che alla fine è scivolato verso il nichilismo.
    Ciao Cri.

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  2. Vuoi dire che se un editore mi rifiuta un libro, se finalmente ne pubblico uno di cui se ne vendono 22 copie, devo considerarmi felice e fortunato? Oh il buon Giulebbe, colui che in c*** l'ebbe; il buon Giulebbe l'ebbe in c*** un coso dulo dulo dulo...maddai!
    La madre di leopardi era una bigottona bestiale, roba da infilarle un braciere ardente dentro i mutandoni. Poveraccio, storto brutto deforme e con una madre accarezza acquasantiere e lecca scarpe sporche di preti, e lui è riuscito a scrivere quel che ha scritto. Ti credo che la sua vena era tristissima, povero disgraziato.

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  3. IO non desidero il riconoscimento dopo la morte perchè voglio vivere le mie poesie ora qui su questa terra ed anche perchè questo mondo parallelo se poi non ci fosse? Hai nel post parlato di autori immensi che avrebbero meritato miglior sorte da vivi.

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    1. Giustissimo, Daniele. Godiamoci l'eventuale succeso su questa terra e in questa vita. Dopo che ci cale? E poi chi ci garantisce il mondo parallelo? Dubito ergo sum.

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    2. Vincenzo e Daniele i gemelli dei blog, come un tempo Graziani e Pulici i gemelli dei goal, quasi un anagramma veh.

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    3. Carina questa, Cris. Ignoravo che fossi tifosa del Toro e mi stupisce piacevolmente questa tua competenza e memoria calciofila. Una vera sorpresa.

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  4. Come ha scritto Marina Cvetaeva: "L'amore odia i poeti". Perché non ama essere sublimato (è già sublime).

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  5. Autori tormentati.. ma non è detto che si debba soffrire per forza per sublimare il bello.. a me non mi pubblica nessuno ma io scrivo per me, ora e adesso, frega assai dei posteri... ;)

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  6. Spero che almeno dopo la sua morte, anche Alda Merini abbia raggiunto il mitico Shangri-La.
    Felice fine settimana, un abbraccio
    enrico

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  7. Leopardi era un genio. Fisico, matematico, linguista.
    Definirlo solo un grande poeta è riduttivo.
    La madre e il padre si sarebbero meritati tanti di quei calci nel sedere...ma anche i "grandi" critici dell'epoca che nella loro cecità non seppero comprenderne la grandezza.

    Curiosa idea la tua. Io spero che sia da qualche parte oltre la terra a godersi il suo infinito e la sua luna.

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  8. Che nomi e che genialità, Leopardi poi in particolare andrebbe riletto e riletto ancora

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