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Il caso. Gli insulti alla mamma di Arezzo: la meschinità trova il proscenio (non gli applausi)

Pubblicato il 10 giugno 2017 da Isabella Cesarini
Categorie : Cronache
Meschinità
La procura di Arezzo sta indagando sugli «sciacalli del web» che hanno scritto minacce e insulti sul profilo Facebook di Ilaria Naldini, la mamma di 38 anni che ha dimenticato la figlia Tamara in auto, morta per arresto cardiaco provocato dall’alta temperatura dell’abitacolo. S’ipotizzano i reati di minacce, istigazione al suicidio, diffamazione aggravata. La madre e il padre della bimba hanno chiuso i loro profili
***Cosa resta del principio fondante di un social? Macerie.
Nelle ultime ore, uno iattante tsunami di insulti tornava a riportare la rete ai suoi giusti limiti. Poiché se le acque sono da tempo tracimate, è pur vero che a svettare restano sempre più spesso le avvilenti barriere mentali, trascritte in tweet, link, imprecazioni e cornicette. L’accaduto è uno di quelli che non vorresti mai leggere, o forse dovrei dire rileggere: una creatura di sedici mesi viene dimenticata dalla madre in macchina per circa sei ore e muore per un arresto cardiocircolatorio. Anche con un audace balzo nel tempo, con ogni probabilità, neppure la più encomiabile delle tavole rotonde con Freud, Jung e Lacan a tenersi la testa, avremmo la possibilità di comprendere il perché la luce si è spenta in quel preciso momento e non in un altro.
Molte sono le domande, ma non tutte trovano la risposta poiché spesso semplicemente non c’è, se non nella persistenza del dubbio. Nondimeno esistono gruppi, tribù di individui che detengono il forziere della certezza, del riscontro e anzitutto del giudizio. Si muovono in massa, ignorano il mito di Medea ma battagliano precisamente come se l’avessero innanzi. Al contempo scrivono di amicizia, poesia, buoni sentimenti in una sorta di schizofrenia virtuale non meglio diagnosticata. Tuttavia alla prima occasione, che va da una semplice opinione a un fatto di cronaca, partono in blocco, armati da stoiche tastiere con il ticchettio dei loro temerari tasti a farne il verso: la Tarulla Inquisizione esiste ed è on line. In tale zona infausta, cosa resta di social se non qualche specioso e sporadico singulto? In quali rovine trovare ancora i reperti del principio fondante?
Nello specifico si è spiacevolmente costretti alla riflessione davanti a un caso, ma la guitteria non riposa mai. È sempre in attesa al primo giro di angolo a lanciare il suo piccolo sassolino che altro non è che una propria frustrazione non visualizzata; un disagio non digerito e di fatto rivolto ad altri. La rabbia quotidiana al prossimo, e qui non serve appellarsi a Freud, è semplicemente il nostro bagaglio di livore. Più la nostra sacca trabocca di sassi, maggiore è il malanimo che ci presidia. Da noi parte e a noi torna quell’edace macigno che dovrebbe occupare posti capaci di sostenerlo.
Quel “prostituta” – per citarne uno – scagliato sul profilo di una madre che ha perso la figlia nel peggiore dei modi e che non sta a noi giudicare, non è altro che il grido stridulo della nostra insoddisfazione. La tastiera, nell’invisibilità, restituisce l’illusione del dabbene. Ma non vi è nulla di corretto in questo continuo, perpetuo, estenuante e devastante movimento diretto dalla ignobiltà. La meschinità è sul proscenio, ma non ci sono applausi.
Taluni hanno sventure; altri ossessioni. Quali sono maggiormente da compiangere?

Leggendo questo articolo ho ripensato ai commenti di
Dumdumderumvenerdì, giugno 09, 2017
Blogger mi ha mangiato un pezzo, arrrgh! Comunque, intendevo aggiungere che in un periodo colmo di stress e di puttanate sulle socialmerde non si può colpevolizzare in questo modo una persona che invece casca in questo purtroppo grave errore: già questa poveretta passerà la vita con questo fatto sulla coscienza; non ha bisogno che i leoni da tastiera (che non si muovono mai di casa, e quindi non correranno mai il rischio di lasciare i loro bambini in macchina) la distruggano ulteriormente.

E perché, l'omicidio (involontario, come in questo caso) non è forse un sottoinsieme dei gravi errori? Non si è trattato (almeno spero - non ne posso avere la certezza) di un atto deliberato, cosa che mi permetterebbe di capire - non di giustificare, bada bene - la furia dei leoni da tastiera.

https://massacratutti.blogspot.it/




9 commenti:

  1. Ma il fatto è che non si pensa proprio, siamo abituati ai siparietti merdosi in tv (scusami, ma sono arrabbiatissima anch'io, odio i linciaggi mediatici e del web per specificare) alla MisterVespone e ci adeguiamo con ogni mezzo in nostro possesso -_-
    Magari le persone si ponessero le giuste domande su casi tragici, ma magari. Invece no, si partecipa tanto per.
    Ci sono luoghi consoni dove fare processi, possono non piacerci, ma ad oggi funziona in questo modo.
    Personalmente non ho alcuna opinione verso 'sta madre, perché dovrei averne? La conosco? Che cosa so di lei? Nulla. Attendo che chi di dovere faccia appropriate indagine e basta.
    Sono dispiaciuta per il decesso della piccola? Certo che sì.
    E non è il web, a essere malato, ma la gente. Piena di ossessioni, pruriti, voglia di farsi i fatti altrui, di giudicare per non giudicare se stessa (come hai scritto). La miseria, in definitiva.

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  2. L'unica cosa che ho provato quando la notizia è uscita è stata una profonda tristezza per la bambina, subito dopo dispiacere per quella madre. Ho visto troppe morti accidentali in pronto soccorso, assurde e senza una spiegazione da non sentirmi in grado di esprimere giudizi. Su certe cose si può soltanto stendere il velo della compassione. E stare zitti.

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  3. Avete ragione! Ma disse qualcuno "un bel tacer non fu mai scritto"
    Io aggiungo che oggi chi parla per primo ed urla più forte ha ragione 🤐

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  4. Cara Cristiana, Patricia, dice bene, confermo tutto ciò che dice!!!
    Ciao e buona domenica con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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  5. Le "parole" hanno perso l'effettivo senso del loro esistere: Consolare
    Misurate: Iste Ipsum

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  6. LA volgarità ed il desiderio quasi una purederie di offendere in rete specie sui social è altissimo. Quasi un hobby. LO si fa su quasi tutto è attaccabile perfino un vestito di una presentatrice. Oramai i social sono lasciati in mano a voci -cloaca che vomitano insulti per libero sfogo delle loro frustrazioni. E questo va bene ai vari Zuckenberg perchè allontanano coloro i quali usano quello strumento per dialogare e far arrivare concetti ed opininioni più articolate di un'offesa gratuita.

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  7. Giustappunto, cos'è che dicevo sulle socialmerde? Quando i leoni da tastiera erano limitati a scrivere puttanate sui blog e sui forum, con la loro diffusione limitata, facevano la figura dei rissaioli da bar e finita lì. Le socialmerde hanno una diffusione capillare, e i leoni da tastiera possono scatenare un'emulazione senza precedenti. Zuckamarciaberg & co. ci vivono, sul trollismo: più condivisioni, più clic, più profitti; chi tenta di usare le socialmerde in modo serio sono quattro gatti spelacchiati e non generano profitto: semplice, no? Ribadisco il mio eterno mantra: chiudere le socialmerde così, dall'oggi al domani, arrecherebbe un immenso beneficio al mondo e tornerebbe a relegare i leoni da tastiera ai loro ambienti ristretti.

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  8. Una volta c'era chi faceva telefonate col fazzoletto sul microfono per non far riconoscere la propria voce. Oggi il progresso porta all'assoluta anonimità. Stai seduto comodamente in casa tua e insulti chi ti pare.Costoro sono le merde moderne.
    Ciò detto io mi pongo un quesito: chi sono io per giudicare una simile sventura? Come posso tacciare questa disgraziatissima madre di faciloneria e distrazione e di chissà cosa? La vita l'ha punita più di quanto potesse fare il più medioevale dei tribunali ecclesiastici. Un ultimo pensiero per una creatura nata sotto cattiva stella: non doveva finire così la sua troppo breve esistenza.

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  9. Ma io mi chiedo: perchè sta donna non ha chiuso l'account? oppure non ha permesso i commenti e altro ai soli amici?
    Esattamente come faccio io su FB!
    Grande dilemma...e ai posteri l'ardua sentenza.

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